Il mondo sta diventando un turbine.
Ci sono cose che non riesco a godermi appieno: il lavoro, i preparativi, la casa.
Ognuna ha la sua dose di emozione e gioia da portarmi.
Ma il tempo corre e le nozze sono vicine.
Peccato.
Ma almeno ho la fortuna di aver iniziato un anno fa.
In sordina.
Ma rompendo le scatole parecchio.
Ed ora volge tutto traguardo.
O al punto di partenza, chissà.
E in questo trambusto, in questo vortice di sentimenti adrenalici ho pensato ad una cosa.
Oh, beh, "cosa" è riduttivo ma è riferito all'unicità del pensiero.
Il valore invece è immenso.
Al fatto che, al desiderio di Sposo di diventare presto padre, ho detto no.
Non ora, almeno.
E via di spiegazioni più o meno sincere.
Che non abbiamo convissuto e dobbiamo "rodarci" come coppia.
Che la casa non è che sia poi così accogliente per un neonato.
Che sono un'insegnante precaria.
Che sarò sicuramente una madre imbranata.
E lui non ha risposto nè sono d'accordo nè ok, va bene.
Ha detto solo: "Lascia che sia".
Lapidale e profondo come sempre.
Da non lasciare spazio ad altre risposte.
Ma ora, in questo splendido momento, ho pensato.
E se arrivasse un figlio?
Sarei paraticamente l'emblema della gioia.
E allora ho capito quel "lascia che sia".
Non era inteso al momento giusto che arriverà.
Ma al pensiero di comprendere.
Che nella vita, un figlio, è giusto sempre.